CAR-T: una speranza concreta per quei malati che non rispondono alle terapie convenzionali.

Paolo Corradini 
Direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto della Fondazione IRCCS - Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - Presidente SIE – Società Italiana di Ematologia

Paolo Corradini Giornata Nazionale AILLa CAR-T ormai è molto molto di più di una speranza per chi ha un tumore del sangue. Sono ormai numerosi i pazienti trattati anche in Italia. In che cosa consiste la terapia CAR-T? E per quali tipi di tumori è indicata?

CAR-T, Chimeric Antigen Receptor T-cell, è una tecnologia in grado di riprogrammare i linfociti T in modo che possano combattere il tumore dall'interno. Ed è veramente una speranza concreta per quei malati che non rispondono alle terapie convenzionali.

In Italia sono 12 i centri previsti per ora, di cui 3 pediatrici, alcuni sono già attivati e altri lo saranno a breve non appena conclusa la fase di qualificazione prevista dalle autorità regolatorie.

CAR -T è una terapia cellulare e consiste in un prelievo di linfociti T che vengono poi ingegnerizzati in laboratorio in modo che siano in grado di fare 2 cose: riconoscere in modo selettivo le cellule malate e trasmettere al linfocita il segnale di distruggerle. In pratica, tramite un virus non patogeno, viene introdotto nei linfociti T un gene che produce il recettore CAR, che riconosce una proteina espressa sulla superficie delle cellule cancerose. I linfociti, così rimaneggiati e potenziati, vengono re-infusi nel paziente e possono cominciare la loro missione: annientare il tumore.

La terapia è molto potente, ma comporta alcuni rischi. In particolare, la sindrome da rilascio di citochine, che è provocata da un’eccessiva risposta immunitaria dovuta all’infusione dei linfociti T modificati. Può dare origine a reazioni anche molto violente dell’organismo, che possono essere gestite efficacemente quando i pazienti sono seguiti in centri con grande esperienza clinica.

Finora i principali risultati sono stati raggiunti su pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta, il tumore più frequente in età pediatrica, il linfoma diffuso a grandi cellule B e il linfoma mantellare. Inoltre, sono allo studio la leucemia linfatica cronica e il mieloma multiplo.

 

La CAR -T per il trattamento dei linfomi viene effettuata anche in Italia. Come valuta i risultati ottenuti fino ad ora e quali passi avanti ritiene necessari per il futuro?

A oggi, in Italia, la terapia Car – T è approvata per il trattamento del Linfoma diffuso a grandi cellule B e per il Linfoma mantellare per il quale gli esiti sono particolarmente promettenti. Inoltre, è ancora in fase di sperimentazione contro il Linfoma follicolare.

I risultati italiani sono assolutamente sovrapponibili a quelli degli studi registrativi ed in linea con quelli di altri paesi europei, come Germania, Francia, UK e Spagna che hanno iniziato circa un anno prima. È una terapia salvavita nuova e potente, è fondamentale conoscerla molto bene per utilizzarla al meglio. E per questo è necessario migliorare l’esperienza e la conoscenza per individuare i pazienti che ne possono beneficiare.
 

I pazienti ematologici sono molto fragili in quanto molte delle terapie a cui vengono sottoposti comportano un immunosoppressione che li espone a un maggior rischio di infezione. In questo periodo di emergenza Covid-19 quali sono le azioni che devono essere messe in atto per proteggere i pazienti?

La pandemia ha avuto un impatto molto forte sull’assistenza sanitaria e sui pazienti. Sin dall’inizio per ridurre il più possibile il rischio di infezione e le complicanze per pazienti ematologici abbiamo dovuto rivedere e modificare gli standard di cura e adottare misure adeguate alla situazione straordinaria. Sono state ridotte le visite di controllo e rimodulate le terapie per evitare gli spostamenti potenzialmente rischiosi per i pazienti, e le terapie di mantenimento se non assolutamente indispensabili sono state cancellate. Inoltre, i pazienti sono stati costantemente seguiti per telefono e per e-mail. Diciamo, una forma artigianale di telemedicina.

In quale modo la SIE - Società Italiana di Ematologia favorisce la collaborazione per rendere disponibili le nuove terapie?

La SIE mantiene un dialogo costante con le istituzioni, ad esempio con l’Istituto superiore di sanità, e l’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, lo scopo è interagire in modo che vengano resi disponibili dei farmaci e condotti studi rilevanti per migliorare o modificare i paradigmi terapeutici.

Durante l’emergenza Covid-19 la SIE ha formulato e reso disponibile un elenco di suggerimenti, una sorta di vademecum in diversi contesti ospedalieri e per la continua evoluzione dell’infezione  da COVID-19. L’obiettivo è di poter garantire la continuità delle terapie, che molto spesso sono salvavita come nel caso della CAR-T, ai pazienti ematologici e la tutela loro salute. Infatti i pazienti ematologici in quanto particolarmente immunodepressi, sono esposti a un rischio elevato di contagio e ad un maggiore rischio di sviluppare forme severe.

Inoltre, la SIE svolge un’importante attività educazionale per diffondere tra gli ematologi le conoscenze idonee a comprendere ed utilizzare nel modo più appropriato i nuovi farmaci e le nuove tecnologie nel settore dell’ematologia.

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