Differenze tra linfomi Hodgkin e non Hodgkin e i vantaggi dell’Immunoterapia.

Maurizio Martelli
Professore ordinario e Direttore UOC Ematologia - Azienda Policlinico Umberto I - Università Sapienza, Roma

Maurizio Martelli Giornata Nazionale AILI linfomi sono tumori che prendono origine dalle cellule (linfociti) delle ghiandole linfatiche (linfonodi). Può fare un quadro della patologia e spiegare in cosa si differenziano i due gruppi: Linfomi di Hodgkin e Linfomi non Hodgkin?

I linfomi sono tumori maligni derivanti dalla trasformazione neoplastica dei linfociti T e B contenuti nel sistema linfatico. Il ciclo di vita delle cellule linfoidi è regolato da precisi meccanismi e quando questi si alterano, per cause non ancora ben conosciute, si trasformano in cellule tumorali.

Con linfoma si indica quelle neoplasie linfoidi che si presentano clinicamente in forma di masse tissutali (linfonodi aumentati di volume o come localizzazioni di organi).

Si dividono in due grandi categorie: linfoma non Hodgkin (LNH) e il linfoma di Hodgkin (LH).

I linfomi non Hodgkin: rappresentano circa il 80% di tutti i linfomi e costituiscono il 5% di tutte le neoplasie maligne. Si collocano al quinto posto tra le cause di morte per tumore, possono manifestarsi nei bambini e negli adulti con picco massimo di incidenza tra i 55 e 65 anni, con una leggera prevalenza del sesso maschile. Si possono sviluppare nei linfonodi, ma anche in organi extra linfatici come stomaco, intestino, cute e sistema nervoso centrale.

Il LNH è una malattia molto eterogenea, ne sono descritti almeno 40 sottotipi istologici che rappresentano ognuna delle entità cliniche diverse. La grande maggioranza (circa l’85%) derivano da cellule linfoidi di tipo B. Nell’ambito dei quali i più frequenti sono il linfoma a grandi cellule e il linfoma follicolare, che rappresentano il 60% di tutti i casi di LNH. I linfomi a cellule T sono il 15%. Inoltre, a seconda del tipo istologico, possono anche essere suddivisi dal punto di vista clinico in indolenti (linfoma follicolare) ed aggressivi (linfomi a grandi cellule B, linfomi a cellule T e anaplastici).

Linfoma di Hodgkin è indotto dalla trasformazione di un linfocita B e presenta un tipico aspetto istologico con la presenza di cellule denominate di Reed-Stenberg. Nella maggioranza dei casi si presenta con la comparsa linfoadenopatie nella parte alta del corpo (collo, torace e ascelle) ma possono essere interessati anche linfonodi sottodiaframmatici e la milza, e a differenza dei LNH più raramente coinvolge organi extranodali. Dal punto di vista epidemiologico è una malattia maggiormente presente nel giovane adulto con un picco massimo tra i 20 e i 30 anni. Dal punto di vista clinico è una malattia più omogenea nella presentazione clinica nel tipo sitologico e quindi nella terapia rispetto ai LNH.

La ricerca ha fatto grandi passi avanti per la cura dei linfomi, oggi importanti evidenze arrivano dall’immunoterapia. Quali sono i vantaggi per i pazienti?

I linfomi rappresentano indubbiamente uno degli esempi di neoplasia in cui la moderna onco-ematologia ha ottenuto i migliori risultati terapeutici soprattutto in confronto ad altre neoplasie solide. Infatti nei LNH con l’attuale associazione di immunoterapia (rituximab anticorpo monoclonale diretto contro le cellule B CD20+) e chemioterapia è possibile ottenere delle risposte complete che variano tra l’60-80% dei casi, in considerazione dell’età del paziente e del tipo istologico, che a distanza di anni possono essere considerate delle guarigioni. Per il LH l’associazione di chemioterapia e radioterapia rappresenta ancora il trattamento standard con una possibilità di guarigione in quasi il 90% dei casi. L’immunoterapia (Brentuximab anticorpo monoclonale diretto contro le cellule CD30+) rappresenta maggiormente la terapia del paziente con LH ricaduto o refrattario al trattamento standard.  

Che cosa possiamo aspettarci dal futuro della ricerca per questo tipo di tumori. E come pensa che potranno cambiare i paradigmi terapeutici per la cura dei linfomi?

Allo stato attuale esistono tre aree terapeutiche che rappresentano un problema terapeutico ancora irrisolto e che si potranno giovare nei prossimi anni di nuovi farmaci biologici e di approcci immunoterapici innovativi:

  1. nei pazienti che non rispondono alla terapia standard di prima linea o che presentano una recidiva di malattia che presentano una prognosi sfavorevole se ritrattati con farmaci convenzionali.
  2. Nei pazienti anziani, in cui l’incidenza di LNH è in progressivo aumento e che spesso è caratterizzato da caratteristiche biologiche sfavorevoli della neoplasia, dove frequentemente è controindicata l’utilizzo della chemioterapia convenzionale oppure una sua sostanziale riduzione per la contemporanea presenza di varie comorbidità.
  3. Nell’implementazione di nuovi farmaci con la chemioimmunoterapia o con un approccio totalmente “chemio-free”. Di questi potrebbero beneficiare alcune categorie di pazienti affetti da linfoma laddove si dimostreranno più efficaci in termini di: risposta clinica, miglioramento della sopravvivenza e migliore profilo di tossicità rispetto alla chemioterapia convenzionale.
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