Fondazione Italiana Linfomi: la nuova frontiera sono le terapie “chemo-free”.

Francesco Merli
Direttore S.C. Ematologia Azienda USL – IRCCS Reggio Emilia - Presidente Fondazione Italiana Linfomi Onlus

Francesco Merli Giornata Nazionale AILLa FIL - Fondazione Italiana Linfomi dalla sua costituzione, 10 anni fa,  ha condotto oltre 70 studi clinici che hanno coinvolto 150 centri italiani. In che modo la FIL è vicina alla rete di ricercatori italiani?  

La prima funzione della FIL è di "mettere in rete" tutti i centri italiani che si occupano di linfoma e di coordinare la maggior parte delle ricerche che si svolgono in Italia su questo insieme di patologie. Oggi, fare ricerca significa poter avvalersi di data manager dedicati alla raccolta dei dati clinici e di laboratorio, avere un gruppo di statistici che li possano elaborare e occuparsi di produrre tutta la documentazione necessaria perché uno studio clinico possa essere condotto nel rispetto delle leggi e dell'etica a tutela del paziente. Gli uffici della FIL, grazie a circa 20 professionisti, adempiono a tutte queste funzioni, coordinandosi con i responsabili scientifici degli studi, i ricercatori e data manager dei centri periferici coinvolti nelle sperimentazioni. Inoltre, la FIL  è strutturata in 11 commissioni tematiche, la cui partecipazione è aperta a ricercatori provenienti da ogni parte d'Italia che si riuniscono periodicamente per predisporre progetti di ricerca e analizzare i risultati di quelli conclusi.  

FIL pone grande attenzione ai giovani ricercatori, che sostiene con un bando annuale, del valore di 100.000 euro destinati a un progetto innovativo e l'erogazione di borse di studio. E infine la formazione, con un occhio di riguardo sempre per i giovani; infatti a loro sono dedicati un master biennale sui linfomi in collaborazione con l'Università di Udine e Trieste, e un convegno annuale organizzato dagli under 40, in totale autogestione .

La FIL in questi anni ha visto il raggiungimento di importanti risultati. Quali sono, a suo avviso, quelli più rilevanti in ambito scientifico? 

La ricerca italiana nel campo dei linfomi ha, da sempre, svolto un ruolo di primo piano. Alcuni filoni di ricerca o studi condotti dalla FIL hanno inciso su quelli che sono gli approcci standard condivisi a livello internazionale. Penso ad esempio, per il linfoma di Hodgkin, all'identificazione del ruolo della PET nella valutazione della risposta precoce al trattamento come strumento decisionale per la scelta terapeutica; nei linfomi non Hodgkin aggressivi ad alto rischio penso allo studio condotto sul ruolo dell'autotrapianto di midollo; per il linfoma follicolare, che è il secondo istotipo più frequente tra i linfomi, ai risultati che hanno consentito di individuare lo schema terapeutico migliore e anche al  ruolo leader dei ricercatori italiani nel definire la strategia terapeutica per i linfomi non Hodgkin del sistema nervoso centrale, tra i più complessi da curare. 

Quali sono i risultati in termini di terapie che ritiene saranno prima disponibili per i pazienti e per cui FIL svolge un ruolo chiave? 

Una delle sfide degli ultimi anni è stato l'inserimento di farmaci non chemioterapici, noti come "biologici", nell'armamentario terapeutico per la cura dei linfomi: molto spesso in associazione ai chemioterapici, qualche volta addirittura in sostituzione di questi ultimi nei regimi di terapia cosiddetti  "chemo-free".

Molti dei protocolli più recenti della FIL ci hanno visto impegnati su questo fronte, in alcuni casi in collaborazione con gruppi cooperatori stranieri. Non sono molecole in grado di cambiare radicalmente il quadro, di norma la ricerca procede per piccoli passi, ma è importante sapere che in nessun tipo di linfoma, anche il peggiore, partiamo da zero.  

Nel prossimo futuro mi aspetto che sarà possibile integrare meglio queste nuove molecole. Oggi dobbiamo ancora approfondire le conoscenze soprattutto sugli effetti collaterali a lungo termine, sia  in combinazione fra di loro sia con terapie più tradizionali, e riuscire a personalizzare le terapie in base al rischio per quei linfomi, come i linfomi non Hodgkin diffuso a grandi cellule e follicolare, per i quali abbiamo già ottimi risultati, e migliorare sensibilmente la prognosi per alcune forme difficili come il linfoma mantellare o i linfomi a linfociti T. 

E naturalmente la terapia con CAR-T, al momento praticabile solo in un numero limitato di centri in Italia, che ha offerto una possibilità di cura a linfomi pluri-recidivati altrimenti non curabili. La CAR - T sarà inevitabilmente oggetto di protocolli condivisi soprattutto una volta che sarà accessibile a un maggior numero di centri onco-ematologici. 

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