MIELOFIBROSI, GRAZIE ALLA SCOPERTA DELLE MUTAZIONI GENICHE MIGLIORA LA DIAGNOSI

Alessandro VannucchiAlessandro Maria Vannucchi
Professore Ematologia Università di Firenze
Direttore SOD Ematologia Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze
Responsabile CRIM – Centro ricerca e innovazione delle malattie mieloproliferative

La mielofibrosi è una malattia subdola, che può anche dare pochi segni di sé. Quali sono le cause e quante sono le persone colpite in Italia?

La diagnosi di mielofibrosi può avvenire per caso, per un emocromo effettuato per altri motivi o un checkup generico, il che è tipico della forma cosiddetta prefibrotica di mielofibrosi, ove l'alterazione iniziale può essere solo l'aumento del numero delle piastrine, senza alcun sintomo di accompagnamento. Al contrario, nella forma cosiddetta franca di mielofibrosi il paziente si presenta per sintomi generici, stanchezza senza una ragione evidente (e l'emocromo permetterà allora di evidenziare un'anemia), perdita di peso ingiustificata, o sintomi vaghi addominali, che poi si scoprirà sono dovuti all'aumento della milza (splenomegalia).
Il numero di persone colpite in Italia dalla forma prefibrotica è impossibile da stimare, anche perché, fino alla più recente classificazione del 2016 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha chiaramente delineato questa forma, molti di questi casi venivano prima diagnosticati come trombocitemia essenziale. Per quanto riguarda la forma franca, si stima che la prevalenza, cioè il numero totale di persone colpite, in Italia possa essere attorno ai 2.000 soggetti.

L’ingrossamento della milza è la manifestazione più tipica che può provocare disturbi anche importanti, quali sono gli altri segni?

La mielofibrosi si contraddistingue per un importante corteo sintomatologico, che in larga parte è dovuto proprio all'ingrossamento della milza che comprime gli organi vicini, in particolare stomaco e intestino. La compressione, spesso importante, rende difficoltosa l'ingestione di cibo, la digestione o il transito intestinale; fino a quadri di ascite, cioè l’accumulo di liquidi nella cavità addominale, o la comparsa di trombosi di vasi sanguigni dell'addome. Inoltre, possono manifestarsi i cosiddetti sintomi sistemici: perdita di peso ingiustificata (almeno 10% del peso corporeo negli ultimi sei mesi), febbricola non imputabile a infezioni, e sudorazioni notturne (o anche diurne) molto importanti, tutti segni che contraddistinguono le forme più avanzate di malattia. Altri sintomi piuttosto frequenti sono: un prurito fastidiosissimo scatenato dal contatto con l'acqua, più spesso se calda, disturbi di sensibilità alle estremità e fenomeni trombotici o eventi emorragici.

Negli ultimi anni sono stati fatti importanti passi avanti per il trattamento della malattia quali sono i più significativi?

La ricerca ha consentito di fare progressi notevoli in vari ambiti, direi innanzitutto: l'aumento della consapevolezza della malattia, il miglioramento degli approcci diagnostici utilizzando le scoperte delle mutazioni di geni (quali JAK2, MPL e CARL, e molti altri) e lo sviluppo di modelli di rischio che permettono di identificare i casi più gravi che richiedono, ad esempio, il trapianto di cellule staminali. Sono state proprio le scoperte di geni associati alla malattia a favorire lo sviluppo di farmaci, gli inibitori di JAK2 di cui capostipite è ruxolitinib, e un secondo farmaco, fedratinib, è stato approvato più di recente. Queste terapie si sono dimostrate capaci di ridurre fino a normalizzare il volume della milza e riuscire ad arrivare fino alla regressione totale dei sintomi; la qualità di vita dei soggetti è migliorata grandemente, e si iniziano ad accumulare evidenze scientifiche solide anche circa l'impatto favorevole sull’allungamento della vita. È importante ricordare che nessuna terapia farmacologica oggi disponibile è in grado di portare a guarigione, e quindi il trapianto di cellule staminali resta l'unica possibilità di cura, laddove indicato e fattibile. Inoltre, con il tempo, una parte dei pazienti perde la sensibilità a ruxolitinib, pertanto sono importanti le ricerche in corso su nuove molecole che da sole, o associate a ruxolitinib, possano aiutare anche quei casi in cui il farmaco è risultato poco efficace o ha perso efficacia.

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