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Alice deve essere Felice

 Alice

 

È il primo giorno d’estate del 2017, un giorno speciale ma ancora non lo sapevo, o non conoscevo così da vicino la realtà AIL, la scoprirò solo dopo. La luce filtra dalla finestra, accanto a me la mia bimba, ci alziamo insieme, io devo andare in ambulatorio a farmi dare il referto della biopsia fatta una ventina di giorni prima. “Non sarà nulla di grave” penso, vado da sola. 

È il mio turno, il chirurgo mi fa sedere e senza battere ciglio pronuncia 3 parole: “Linfoma di Hodgkin” Non capisco, non so cosa sia ma lui prosegue: “Signora, un tumore maligno delle vie linfatiche” Non ho più capito nulla, sono scoppiata in lacrime, avevo paura e non pensavo fosse possibile: io a casa ho una bimba di nemmeno 5 mesi, io devo fare la mamma, non posso avere il cancro! Pensavo solo questo. Ho preso la macchina e quello di ritorno dall’ambulatorio a casa fu il viaggio più lungo mai affrontato. Nonostante durasse pochi minuti io ci misi due ore. Girai senza meta: ho pianto, urlato, mi sono arrabbiata, disperata, mi sono sfogata e poi solo dopo sono tornata a casa.

Nell’abbraccio di mio marito, anche se allora non eravamo ancora sposati e stringendo la mia bimba promisi a loro, e a me, che mai mi sarei arresa! E così tornai nel day hospital di oncoematologia e poco dopo iniziai le cure. Polichemioterapia, perché una sola non basta e cominciai anche a scrivere raccontando cosa stava succedendo senza mai nascondere che avevo quello che tutti chiamano “brutto male” e che io chiamavo con il suo nome: C A N C R O. Anzi, iniziai a chiamarla Marla come in Figth Club: nel  film il protagonista dice che se mai avrebbe avuto un tumore lo avrebbe chiamato con il nome di Lei. 

Mentre lottavo scrivevo e così nacque la mia voglia di togliere la polvere da quel cassetto e di fare uscire i sogni. Ho aperto il mio blog e i miei social, con un nome che tanto originale non era: @unamammasmidollata, il mio midollo faceva i capricci, era la pura verità. Dopo i primi 4 cicli della prima linea di terapie Marla si faceva più forte, e così dovemmo cambiare piano d’attacco, da Alice Beve Vodka Dolce (era più carino che ABVD) alla seconda linea che avrebbe portato al trapianto autologo. Alice ad aprile del 2019 attraversa lo specchio ed entra in un Mondo magico: l’EmatoAllegria. 

22 giorni di ricovero, dopo aver raccolto durante i mesi prima le mie cellule staminali, per poter tornare nel Paese delle Meraviglie dai miei Amori e dalla mia famiglia che tanto mi aveva sostenuta in quei mesi di lotta. Per festeggiare la REMISSIONE COMPLETA io e Davide abbiamo deciso di sposarci, di diventare anche legalmente quello che già sapevamo di essere: Marito e Moglie, festeggiando con gli Amici e i parenti quel giorno tanto speciale, il 22 settembre 2018. E così nell’estate abbiamo organizzato il matrimonio, sono diventata una Maestra di ruolo dopo 12 anni di precariato, ho ripreso a vivere e a colorare le mie giornate. 

Avevo ripreso a lavorare, a fare la Mamma, la Moglie, avevo continuato a scrivere e a voler far sì che quel mio bel grande sogno non svanisse. Passarono i mesi e a gennaio 2019 la tac evidenzia qualcosa che non funziona , la pet conferma: RECIDIVA! Marla era tornata a gamba tesa nella mia vita e sapevo già da subito che Alice avrebbe riattraversato lo specchio, questa volta immunoterapia e bendamustina per poter arrivare al trapianto allogenico: quello da donatore. Si entrava e usciva dall’ospedale sapendo bene che cosa sarebbe accaduto, sapevo che mi sarei dovuta separare di nuovo dalla mia bimba e questa cosa non sono in grado di raccontarla, al solo pensiero mi vengono le lacrime.

Il 18 luglio entravo di nuovo in EmatoAllegria e nonostante l’enorme tristezza sapevo che quella che ormai è la mia famiglia allargata, sarebbe stata lì a sostenermi. Quella porta verde che separa il Paese delle Meraviglie e il Mondo Attraverso Lo Specchio racchiude ormai legami indissolubili e tutto il bene del mondo. Se io sono qui a scrivere è, sì, merito mio, ma anche loro: tutti i medici, le mie super infermiere di quel posto strano e magico. Il 24 luglio la mia mamma mi donava la vita per la seconda volta. Alice Nata 2 Volte, la prima sotto il segno dei pesci 37 anni fa e la seconda , sotto il segno del leone, grazie ad il dono più bello che la mia Mamma potesse farmi. Ci sono voluti alcuni mesi poi sono tornata alla mia Vita, alla mia famiglia meravigliosa alla voglia di prendermi cura di tutte quelle piccole cose, che malauguratamente impari, non essere solo piccole ma grandi gioie. La vita è una sola e dobbiamo impegnarci perché sia felice. 

Ho ancora tantissimi sogni da realizzare ma soprattutto sono felice di stringere le mani dei miei amori grandi perché loro sono la mia felicità, loro sono la mia ancora e il mio ancora. Ora ho due compleanni, una famiglia meravigliosa anche allargata, una mamma che per me è mamma due volte, sogni grandi come il mondo e tanta consapevolezza in più. Non sono più quell’ Alice di prima, sono cambiate tante cose dentro di me ma non smetterò mai di essere felice. La mia mamma quando ero piccola continuava a cantare la canzone che scrisse per me: “perché Alice Deve essere felice!” Aveva ragione ed ora che guardo il disordine nel mio salotto, sento la voce di Mela che canta e stringo forte la mano di mio marito io so che questa è la vita felice che lei si augurava all’epoca e che grazie al suo dono, alle cure sue, di tutta la mia famiglia, della mia EmatoAllegria e grazie all’amore per i miei Amori Grandi e per la Vita io sono felice.

 Che la felicità sia la tua ancora e il tuo Ancora 

Aly @unamammasmidollata 

 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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