"Una borsa di studio è una grande possibilità per un ricercatore"

Fotto Irene Dogliotti vincitrice della borsa di studio AIL

Irene Dogliotti è una delle due giovani ricercatrici premiate con una borsa di studio in occasione del 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ematologia per una ricerca che mira ad identificare nuovi fattori prognostici di due patologie: la Macroglobulinemia di Waldenström e la gammopatia monoclonale IgM di significato indeterminato. Il finanziamento, del valore di 30 mila euro, è dedicato alla memoria del prof. Franco Mandelli ed i costi sono stati sostenuti da AIL grazie al generoso contirbuto di un donatore privato, un segno di quanto sia importante il sostegno di tutti per raggiungere nuovi risultati nella lotta ai tumori del sangue.

Come nasce questo studio e quali sono i suoi obiettivi?

Questa ricerca parte anzitutto dall’interesse per le gammopatie IgM da parte del gruppo Linfomi afferente all’Ematologia della Città della Salute e della Scienza di Torino, presso la quale ho svolto la mia formazione come specializzanda. Parliamo di un gruppo eterogeneo di patologie che da una fase precancerosa, la MGUS (gammopatia monoclonale di significato indeterminato), possono evolvere nel morbo Waldenström asintomatico e successivamente nel Waldenström sintomatico, che è un linfoma raro caratterizzato da interessamento midollare e secrezione di immunoglobuline IgM.

Con questo studio vogliamo innanzi tutto capire perché alcuni pazienti con MGUS progrediscono fino alla malattia sintomatica, cioè quali sono i fattori, anche molecolari, responsabili di questo processo; il fine è arrivare ad elaborare in futuro una terapia mirata - cosiddetta target therapy- che inibisca la proliferazione delle cellule maligne.

Attualmente, se non si procede con un’indagine midollare, è difficile prevedere come evolverà la MGUS. Per questo vorremo individuare delle indagini meno invasive per il paziente che forniscano informazioni sulla storia naturale della malattia, in modo da decidere così se sia necessario fare ulteriori accertamenti o procedere con una diagnosi di certezza tramite biopsia midollare. 

Lo studio si propone infine di trattare dei casi ancora più rari, in cui il morbo di Waldenström evolve in un linfoma molto aggressivo. I pazienti affetti da questa patologia sono attualmente molto difficili da gestire e hanno la prognosi peggiore, caratterizzata da una scarsa risposta alle terapie. L’identificazione dei fattori responsabili di questa possibile progressione è quindi un bisogno clinico non coperto dalle attuali conoscenze, per cui sono necessari studi mirati come il nostro.

La ricerca prevede un’importante collaborazione internazionale. perché questa cooperazione tra centri è fondamentale per le patologie di cui ti stai occupando?

Il morbo di Waldenström è un tipo di linfoma poco comune e nei centri ematologici, anche se di riferimento regionale, si registrano solitamente pochi casi all’anno. È quindi difficile raccogliere l’esperienza necessaria e il numero di casi necessari per trarre delle conclusioni utili ad identificare dei fattori prognostici. Per queste malattie è quindi particolarmente importante creare una collaborazione, anche internazionale, tra centri ematologici con l’obiettivo di aumentare la conoscenza disponibile.

Attualmente abbiamo già attivato una collaborazione con un gruppo di ricerca spagnolo basato a Salamanca, città dove ho soggiornato per una parte della mia specializzazione. Ho avuto la fortuna di lavorare con il Dottor Ramón García Sanz, uno maggiori esperti mondiali di Waldenström, e proprio dal lavoro che abbiamo portato avanti assieme in quel periodo nasce l’ispirazione per questa ricerca.

Quello che faremo è partire da questa esperienza e dai dati che già abbiamo sulle casistiche locali. Ho già in precedenza analizzato, per la mia tesi di specializzazione, la casistica spagnola, che sarà un riferimento importante per partire. Uniremo poi questi casi analizzati restrospettivamente con quelli prospettici creando una vera e propria banca dati che andrà ad aumentare nel tempo grazie, in particolare grazie ad uno studio prospettico che è attivo sia in Italia che in Spagna, promosso dalla Fondazione Italiana Linfomi e dalla International Waldenström’s Macroglobulinemia Foundation (studio BIO-WM). Questa banca dati sarà una fonte preziosissima di informazioni dalla quale speriamo di trarre delle conclusioni rilevanti ai fini del trattamento dei pazienti.

Per quale motivo finanziare borse di studio è importante per far crescere la ricerca scientifica?

Oggi per un ricercatore o aspirante ricercatore è difficile trovare i mezzi per portare avanti le proprie idee. Una borsa di studio come questa è innanzi tutto una grande possibilità per il futuro. Se vogliamo dare spazio alle idee giovani c’è bisogno di poter contare su borse o premi di studio che, come quello che mi è stato conferito, siano meritocratici e puntino allo sviluppo della conoscenza internazionale.

0
0
0
s2sdefault