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Ho sconfitto il linfoma due volte

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Mi chiamo Riccardo, nell'ottobre 2003 mi è stato diagnosticato un tumore al sistema linfatico, più precisamente un Linfoma Non Hodgkin. Da quel momento, la mia vita è radicalmente cambiata. Per circa tre anni mi sono dedicato esclusivamente alla lotta contro questa malattia. Ho lasciato tutto, riposto i sogni in un cassetto e imparato a vivere alla giornata. Ormai, l’ospedale, era diventata la mia seconda casa. Dopo vari cicli di chemioterapia, il 18 ottobre 2004, a distanza di un anno dalla scoperta della malattia, sono stato sottoposto al trapianto di midollo osseo, o meglio, a un autotrapianto di cellule staminali emopoietiche midollari. Sono stato contemporaneamente donatore e ricevente. 

Non posso negare che ci siano stati i classici periodi bui, ma credo sia normale… ti rendi conto stai lottando contro qualcosa che per il momento è più forte di te, che cerca di annientarti poco per volta, che a volte ti lascia qualche momento di respiro, ma poi torna più forte di prima. E allora non ci sono alternative: o decidi di lasciarti andare oppure di impegnarti al massimo per sconfiggerlo. Cadi cento volte e cento volte ti rialzi, convinto che prima o poi ce la farai a rimanere in piedi. 

I momenti difficili sono stati tanti:i primi giorni dopo la diagnosi, quando mi ti rendi conto che nel giro di poche settimane la vita sarà completamente stravolta e non puoi fare più progetti a medio-lungo termine, ma vivere alla giornata; oppure quando scopri l'effetto devastante che la chemioterapia può avere sul tuo corpo. Inevitabilmente ti senti diverso ma alla fine ti devi convincere che questa è soltanto un'altra dura prova da superare, è un altro passo da fare per uscire da questo tunnel oscuro. 

Ho dovuto chiedere aiuto e, per una persona come me che fino ad allora era abituata ad arrangiarsi da sola, mettere da parte l'orgoglio e farsi aiutare non è stato per niente facile. Devo ringraziare la mia famiglia che fin dal primo momento non mi ha mai fatto mancare sostegno e affetto, i miei amici, quelle persone che, magari inizialmente con un po' d'imbarazzo, ma poi in modo sempre più naturale mi hanno chiesto come stavo, come proseguivano le terapie, cosa pensavo di ciò che stavo vivendo. 

Ovviamente devo ringraziare anche il personale medico che mi ha curato. Ho conosciuto persone eccezionali che svolgono il loro lavoro con passione e amore infinito, soprattutto che trattano i pazienti come esseri umani, non come numeri. Non mi chiedo più cosa avrebbe potuto essere la mia vita senza tutto questo. Fino ad ottobre 2003 ne ho vissuta una, poi il destino ha voluto che nascessi nuovamente, perché nell’ ottobre 2004, quando ho fatto il trapianto autologo, mi è stata regalata una seconda vita e da allora sono cambiati obbiettivi e prospettive, voglio pensare positivo, voglio credere che in tutto questo ci sia un perché. 

Mi piace semplicemente credere che la vita, nonostante tutto, ti dà sempre la possibilità di realizzare nuovi sogni, regalandoti qualcosa di nuovo. Forse qualcosa mi è stato tolto ma sono ancora vivo, sono cresciuto e maturato, ho imparato a stupirmi delle piccole cose, mi rendo conto di quanto sia bello dare e ricevere un sorriso, un abbraccio. Di quanto basti davvero poco per rendere felice una persona. 

E quando, nel 2013, a distanza di dieci anni, ho dovuto di nuovo rimboccarmi le maniche e affrontare un altro Linfoma, questa volta un Linfoma di Hodgkin, non è stato facile, ma ho cercato e trovato dentro di me la forza e la voglia di vivere, di affrontare un' altra battaglia. Ho combattuto e ce l’ho fatta di nuovo! Non arrendetevi mai e provate ad amare ogni giorno il più grande dono che abbiamo ricevuto: la vita!

Riccardo

È il 2002. Partecipo alla mitica Salzkammergut tropy, gara di mountain bike che si svolge in Austria e l’anno dopo partecipo all'Iron bike. Sono donatore di sangue da anni e proprio nei controlli successivi alla donazione mi trovano i globuli bianchi stranamente alti. Non ci faccio caso e continuo a fare gare. Quando ritorno a donare il sangue, i globuli bianchi sono oltre 20.000. Iniziano controlli su controlli, esami su esami e l'esito è il seguente: leucemia linfatica cronica. 
Eppure io sto bene, voglio continuare la mia vita da sportivo anche se i globuli bianchi aumentano sono a 50.000. Io decido di tenere su tutti i fronti, come dice il mio ematologo. Continuano i controlli e i globuli bianchi arrivano a 150.000, è ora di intervenire. Io però non voglio arrendermi, faccio l'ultima Milano/Sanremo con linfonodi al collo e sotto le ascelle grossi come nocciole. 
Partono sei mesi di anticorpi monoclonali e chemio, ma durante la terapia non mollo, d'inverno monto sulla bicicletta sui rulli e pedalo tutti i giorni per 30/45 minuti. Quando arrivano le belle giornate prendo la mia bicicletta e pedalo per un’ora. Il mio ematologo si arrabbia ma io sto bene così. 
Dopo due mesi di terapie ho ripreso ad andare in bicicletta come se niente fosse successo. Oggi, nel 2019, mi presto a fare un viaggio in bicicletta di 2.200 km. Per questo voglio dire grazie a chi mi ha curato e soprattutto alla ricerca.
Walter
 
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