Il ricordo di Daniel

HO INIZIATO COME VOLONTARIO PERCHÉ PENSO CHE AIL SIA IN GRADO DI GENERARE forza e valore e DI COLMARE LE CARENZE DELL’SSN

Il Professore si faceva carico del paziente a 360°, concentrandosi non solo sulle cure, ma anche sul supporto psicologico alla persona e alla famiglia. Per questa Sua modalità di approcciarsi alla malattia lo considero come un vero precursore, ha fatto si che la sua intuizione divenisse il fulcro di AIL e del suo operare.

La mia storia in AIL inizia da volontario. Pur non avendo avuto un’esperienza diretta o indiretta della malattia ho sempre pensato che l’Associazione fosse una realtà valida, che valesse la pena sostenere. Così, assieme ad alcuni ragazzi che seguivo per lavoro, abbiamo iniziato a partecipare alle campagne di piazza, Uova di Pasqua e Stelle di Natale. Con i fondi raccolti andai dal primario del reparto ematologico della mia città, Verona, per capire come investire il denaro raccolto. E lui, mi disse subito: “Perché non creiamo una sezione AIL anche qui da noi?”.

Sono entrato nell’Associazione nel 1995 fondando la Sezione a Verona e in seguito fui invitato ad un’assemblea dei soci in cui era presente anche il Prof. Mandelli. Fu così che lo incontrai per la prima volta. Mi colpì da subito il suo carisma, la sua grande professionalità e la dedizione totale alla causa che aveva sposato: aiutare i pazienti. Ricordo che durante l’assemblea ricevette due o tre chiamate, rispose al telefono anche in quella circostanza, perché per i malati era sempre presente e reperibile.

In questo approccio alla malattia il Prof. è stato un vero precursore e ha portato questa intuizione in AIL. Per questo l’Associazione è diventata un punto di riferimento molto importante per il Servizio Sanitario Nazionale e per l’Ematologia italiana, offendo dei servizi, come l’Assistenza Domiciliare o il sostegno ai reparti, che aiutano concretamente a migliorare la qualità di vita dei pazienti e l’assistenza offerta.

Anche la decisione di aprire sezioni locali in tutta Italia, ha ulteriormente migliorato le prestazioni offerte sul territorio. Il presidio in loco, infatti, permette di entrare in contatto in modo non superficiale con le necessità dei pazienti e dei reparti di ematologia, agendo in maniera repentina ed efficiente. Le sezioni vivono quello che vivono i pazienti, i familiari e gli operatori sanitari e questo ci dà una marcia in più. La cosa che bisogna però ricordarsi sempre è che il locale deve armonizzarsi con il nazionale, perché solo così i progetti di alto respiro potranno continuare a crescere e a svilupparsi.

L’Eredità di Mandelli è sotto gli occhi di tutti e solo una persona determinata come lui poteva creare qualcosa di così grande. Il suo carattere forte ci ha portato anche ad avere dei diverbi, ma ho sempre apprezzato la sua maturità nel superare le divergenze e il suo essere sempre presente quando c’erano delle difficoltà, anche personali. Sapeva veramente stare vicino alle persone.

0
0
0
s2sdefault